Jethro Tull a Roma: il prog che resiste

Ian Anderson al flauto con i Jethro Tull su un palco illuminato di blu, rosso e verde

Prima Fila —

L’11 febbraio 2022 i Jethro Tull sono tornati all’Auditorium della Conciliazione di Roma, e per me è stata l’occasione di vedere dal vivo un pezzo di storia del rock progressivo conosciuto fino ad allora solo attraverso i dischi. Ian Anderson, ormai la sola presenza storica rimasta della formazione originale, guidava una band che suonava con una precisione quasi cameristica, lontana anni luce dall’idea di reunion nostalgica che temevo di trovare.

Il concerto era costruito attorno a Ian Anderson e alla sua voce, ormai più rauca rispetto alle registrazioni degli anni Settanta, ma capace ancora di reggere strutture complesse e cambi di tempo continui. Con il flauto in mano, in equilibrio su una gamba sola come nella sua iconografia più classica, ha attraversato brani che mescolano folk inglese, rock e temi che affondano nella tradizione biblica e nella filosofia, con quella libertà compositiva che ha sempre reso i Jethro Tull un caso a parte nel panorama prog.

Dietro la band scorrevano proiezioni in bianco e nero, quasi cinematografiche, che accompagnavano i brani più lunghi senza distrarre dalla musica. È stato uno di quei concerti in cui il pubblico, per gran parte over cinquanta ma con diversi trentenni curiosi come me, restava concentrato per intere suite strumentali, applaudendo solo alla fine di ogni brano invece che a ogni assolo, come si fa più spesso ai concerti rock.

Quello che resta impresso, oltre alla musica, è la sensazione di aver assistito a qualcosa che difficilmente si ripeterà allo stesso modo. Il progressive degli anni Settanta viveva di gruppi che scrivevano concept ambiziosi e li portavano dal vivo con un’attenzione quasi teatrale, e i Jethro Tull all’Auditorium della Conciliazione hanno mantenuto quello spirito intatto, senza scadere nel museo vivente che a volte capita di vedere con band di quella generazione.

Chi ama quella stagione del prog trova sul blog anche la recensione di Selling England by the Pound dei Genesis, disco coetaneo che condivide con i Jethro Tull la stessa ambizione compositiva e lo stesso gusto per il racconto in musica. Sono due modi diversi di intendere il progressive rock inglese, ma nascono dalla stessa epoca e dallo stesso desiderio di allargare i confini della forma canzone.

Hai visto i Jethro Tull dal vivo, magari in un’altra tappa italiana? Scrivimi, mi interessa sapere come è cambiata negli anni la scaletta e come reagisce il pubblico più giovane a un repertorio così stratificato.

Foto di copertina: Berserkur, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. Scattata alla Harpa di Reykjavík nel maggio 2023.

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