Prima Fila —
Ci sono concerti che si scelgono per curiosità e altri per cui si organizza la serata con settimane di anticipo. Joe Bonamassa alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, il 19 luglio 2025, rientrava senza dubbio nella seconda categoria: un chitarrista che a Roma non si vedeva da anni, in uno degli anfiteatri all’aperto più belli d’Europa, in una delle notti più calde dell’estate.
Bonamassa non ha bisogno di effetti speciali per riempire un palco: bastano un abito elegante, una chitarra e una band di sei elementi rodata su centinaia di date. Dal primo accordo si capisce che la serata alterna brani propri e cover ragionate, con un equilibrio raro tra tecnica chirurgica e sostanza blues. Il concerto si apre con “Hope You Realize It (Goodbye Again)” e prosegue tra brani originali come “Dust Bowl” e “Self-Inflicted Wounds” e alcune cover scelte con cura, da Bobby “Blue” Bland a Guitar Slim, fino a Freddie King e Bobby Parker. Il momento più sorprendente arriva con “How Many More Times” dei Led Zeppelin, presa e reinterpretata senza timore reverenziale. Il bis, con “Sloe Gin”, chiude la serata su un registro più intimo, quasi da preghiera blues.
- Hope You Realize It (Goodbye Again)
- Dust Bowl
- Twenty-Four Hour Blues (cover di Bobby “Blue” Bland)
- Well, I Done Got Over It (cover di Guitar Slim)
- Self-Inflicted Wounds
- I Want to Shout About It
- The Last Matador of Bayonne
- Pack It Up (cover di Freddie King)
- It’s Hard But It’s Fair (cover di Bobby Parker)
- How Many More Times (cover dei Led Zeppelin)
- Sloe Gin (bis)
Se c’è un momento che vale da solo il prezzo del biglietto, è quando Bonamassa lascia spazio al suo tastierista: Reese Wynans, storico membro dei Double Trouble di Stevie Ray Vaughan e presenza su dischi fondamentali come Texas Flood. All’Hammond, Wynans non cerca l’applauso: lo ottiene comunque, con un tocco che sembra portarsi dietro decenni di club fumosi e domeniche blues nel sud degli Stati Uniti.
Quasi due ore di concerto senza cali di tensione, in cui il blues-rock viene trattato con il rispetto di un genere serio e insieme con la voglia di farlo suonare vivo, non da museo. Un concerto che conferma perché Bonamassa sia oggi uno dei pochi chitarristi capaci di riempire un anfiteatro senza aver mai davvero rincorso il mainstream. Se sei stato a un concerto che meriterebbe due righe, o vuoi segnalarmi una data da non perdere, scrivimi qui.
Foto di copertina: Lightburst, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. Scattata al Riverside Theatre di Milwaukee nel febbraio 2023.

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