Recensione —
Nel giugno 1992 i Kyuss pubblicano Blues for the Red Sun, quattordici tracce registrate in circa tre settimane ai Sound City Studios di Van Nuys, con Chris Goss in cabina di regia. Il disco arriva da Palm Desert, in California, e all’epoca vende 39.000 copie: pochissime, per un album che molti considerano il modello delle band stoner arrivate dopo. Tra chitarre accordate in basso e amplificatori da basso, i Kyuss trasformano il suono delle feste nel deserto in un manifesto, sporco e ipnotico, che fa pensare a sabbia che ti cade addosso.
In breve: i Kyuss sono una band stoner rock nata a Palm Desert, in California, nel 1987. La formazione di Blues for the Red Sun è John Garcia alla voce, Josh Homme alla chitarra, Nick Oliveri al basso e Brant Bjork alla batteria. Il disco esce il 30 giugno 1992 per la Dali, è il secondo della band e l’ultimo con Oliveri, ed è prodotto da Chris Goss. Io parto da Green Machine, Thong Song e Freedom Run. Nel 1994 arriva Welcome to Sky Valley, nel 1995 la band si scioglie.
Indice dei contenuti
Tracklist
- Thumb
- Green Machine
- Molten Universe
- 50 Million Year Trip (Downside Up)
- Thong Song
- Apothecaries’ Weight
- Caterpillar March
- Freedom Run
- 800
- Writhe
- Capsized
- Allen’s Wrench
- Mondo Generator
- Yeah
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Palm Desert, 1987: dai generator party a Sons of Kyuss
La band nasce nel 1987 a Palm Desert, una cittadina della California meridionale, e i primi tempi si chiama Katzenjammer, che in tedesco significa più o meno «postumi di una sbornia». Poi diventa Sons of Kyuss, con un nome che Brant Bjork pesca tra i mostri di Advanced Dungeons & Dragons, e infine semplicemente Kyuss, quando nel 1990 entra Nick Oliveri al posto del bassista Chris Cockrell.
Nel deserto non ci sono club, quindi si suona dove capita. Sono i generator party: piccoli concerti all’aperto, birra e un generatore a benzina che dà la corrente agli amplificatori. Josh Homme ha spiegato che quel contesto ha dato forma alla band: non ci sono locali, si suona gratis, e se non piaci te lo dicono in faccia. L’esordio Wretch esce nel settembre 1991 per la Dali e vende poco, ma dal vivo i Kyuss si stanno già facendo un nome.
Sound City, 1992: tre settimane con Chris Goss
Per il secondo disco la band chiama Chris Goss alla produzione. Goss capisce i Kyuss e riesce a portare in studio il suono dei loro concerti: il lavoro si svolge in circa tre settimane ai Sound City Studios di Van Nuys, con Joe Barresi come ingegnere del suono. Brant Bjork firma anche il concept dell’album, e il disco è dedicato al padre di Oliveri, morto in un incidente stradale nel 1991.
Esce il 30 giugno 1992 per la Dali, un’etichetta indipendente legata alla Chameleon e distribuita da Elektra. In copertina c’è un’immagine solare del Big Bear Solar Observatory, con l’illustrazione di Marc Rude.
Il suono: chitarre ribassate e amplificatori da basso
Il suono dei Kyuss si riconosce in pochi secondi. Josh Homme accorda la chitarra molto in basso e la suona attraverso un Marshall JCM900 4100 e casse Ampeg 8×10, quelle da basso, con il wah-wah a colorare i riff. Ne esce una distorsione larga e pesante, sostenuta dal basso di Oliveri e dalla batteria di Bjork: una sezione ritmica che il critico Martin Popoff ha definito un «bassquake» senza compromessi.
Le canzoni hanno tempi lenti e groove larghi, ci sono diversi brani strumentali e in alcune tracce John Garcia risulta autore del testo senza che si senta un vero cantato. I paragoni tornano sempre gli stessi: Black Sabbath, Hawkwind, Blue Cheer. Homme all’epoca diceva di conoscere poco i Sabbath, mentre Bjork sostiene che lui e Oliveri ne fossero influenzatissimi.
Il disco brano per brano
Nel 1992 la scena di Seattle sta portando il rock alternativo in testa alle classifiche di mezzo mondo, e i Kyuss guardano altrove. Valvole, batterie Ludwig, un suono il più sporco possibile: la ricetta viene dagli anni Settanta, da Black Sabbath e Led Zeppelin fino a Jimi Hendrix e ai Grateful Dead. Il risultato non è un revival, e sfugge sia al metal sia all’hard rock in senso stretto. Lo stesso titolo dell’album è già una dichiarazione d’intenti: un blues rosso come il sole del deserto in cui i quattro sono cresciuti.
Il disco funziona meglio in fila che a pezzi. Thumb apre con quasi cinque minuti di riff e fissa subito la scala: tutto è lento e grosso. Subito dopo Green Machine accelera, e da lì in avanti i brani con la voce di Garcia si alternano a episodi più brevi, dove i riff restano da soli e l’ascolto prende fiato. Freedom Run è la traccia più lunga, oltre sette minuti. Mondo Generator è scritta e cantata da Nick Oliveri, e da quel titolo prenderà il nome la band che fonderà dopo aver lasciato i Kyuss. Yeah chiude tutto in pochi secondi.
Le canzoni da ascoltare per prime
Su Google in Italia «kyuss» vale circa 1.300 ricerche al mese, «blues for the red sun» circa 260 e «kyuss green machine» circa 90 (dati Ubersuggest). Il disco apre con Thumb, quasi cinque minuti di riff, e subito dopo arriva Green Machine, che ha un assolo di basso e nel 1995 finisce nella lista dei «50 Heaviest Riffs of All Time» di Guitar Player. Il videoclip gira in moderata rotazione a Headbangers Ball su MTV.
Thong Song parla di infradito, e insieme a Green Machine è il brano che Rolling Stone indicò all’epoca come punto forte del disco. Freedom Run è la traccia più lunga, oltre sette minuti. Writhe è cantata da Homme e Mondo Generator da Oliveri, mentre Yeah, l’ultima traccia, dura pochi secondi.
| Brano | Da ascoltare per |
|---|---|
| Thumb | L’apertura, quasi cinque minuti di riff ribassati |
| Green Machine | L’assolo di basso e uno dei riff più citati del disco |
| Thong Song | Il secondo videoclip del disco, su Headbangers Ball |
| Freedom Run | La traccia più lunga, oltre sette minuti |
| Mondo Generator | La voce di Nick Oliveri |
Uscita, tour e critica: 39.000 copie e un culto
Il disco vende 39.000 copie. La band gira con Faith No More, White Zombie e Danzig e all’inizio del 1993 viene scelta dai Metallica per aprire nove concerti in Australia: dopo la prima sera può usare solo metà dell’impianto per le altre otto.
La critica, invece, si schiera presto dalla loro parte. Eduardo Rivadavia di AllMusic assegna quattro stelle e mezzo su cinque e lo chiama una pietra miliare della musica pesante, Q gli dà cinque stelle su cinque, Spin lo mette al decimo posto tra i dischi del 1992 che nessuno ha ascoltato e, nel 2002, al 36° posto tra i 40 più grandi dischi metal. Nel 2017 Rolling Stone lo colloca al 41° posto nella lista dei cento più grandi dischi metal di sempre.
Dopo il disco: Sky Valley e l’eredità sotterranea
Oliveri lascia la band a lavori finiti e al suo posto arriva Scott Reeder, che debutta alla festa di presentazione del disco. Il successivo Welcome to Sky Valley (1994), ancora con Goss, è più psichedelico e maturo, e Brant Bjork esce dal gruppo dopo le registrazioni. Nel 1995 i Kyuss si sciolgono.
Il disco, però, continua a lavorare sottoterra. Josh Homme fonda i Queens of the Stone Age, dove passa anche Oliveri, e ritrova Dave Grohl e John Paul Jones nei Them Crooked Vultures. Melissa Auf der Maur ha raccontato di aver voluto «rifare» Blues for the Red Sun nel singolo Followed the Waves, tanto da chiamare a suonare la sezione ritmica dei Kyuss e Chris Goss in produzione. Tra i fan dichiarati ci sono Dave Grohl e i Metallica. In Italia «nick oliveri kyuss» vale circa 720 ricerche al mese.
Blues for the Red Sun in vinile: cosa controllare
Quattordici tracce e circa cinquantuno minuti di musica: è un disco lungo, da ascoltare senza fretta. Se lo cerchi su vinile, controlla l’etichetta (Dali, Chameleon o Elektra a seconda dell’edizione), il paese di stampa e l’anno, e guarda i prezzi delle vendite concluse su Discogs, non quelli delle inserzioni. Nella guida ai vinili da collezione trovi come leggere matrice e condizioni prima di spendere.
Scheda del disco
| Scheda | Blues for the Red Sun |
|---|---|
| Artista | Kyuss |
| Uscita | 30 giugno 1992 |
| Etichetta | Dali (Chameleon, distribuzione Elektra) |
| Produttori | Chris Goss e i Kyuss |
| Registrazione | Sound City Studios, Van Nuys (California) |
| Tracce | 14, circa 51 minuti |
| Genere | Stoner rock, desert rock |
| Formazione | John Garcia (voce), Josh Homme (chitarra), Nick Oliveri (basso), Brant Bjork (batteria) |
| Copertina | Illustrazione di Marc Rude, fotografia del Big Bear Solar Observatory |
| Vendite | Circa 39.000 copie |
Domande frequenti su Kyuss e Blues for the Red Sun
Che cos’è Blues for the Red Sun?
Il secondo album dei Kyuss, uscito il 30 giugno 1992 per la Dali. Registrato ai Sound City Studios di Van Nuys con Chris Goss, è considerato uno dei dischi che hanno definito lo stoner rock.
Chi sono i membri dei Kyuss?
Nella formazione di Blues for the Red Sun: John Garcia (voce), Josh Homme (chitarra), Nick Oliveri (basso) e Brant Bjork (batteria).
Chi suonava il basso in Blues for the Red Sun?
Nick Oliveri, che lascia la band a disco finito. Al suo posto arriva Scott Reeder, che debutta alla festa di presentazione dell’album. Oliveri canta anche Mondo Generator.
Quali sono le canzoni più famose di Blues for the Red Sun?
Green Machine e Thong Song, i due brani con videoclip trasmessi a Headbangers Ball su MTV. Thumb e Freedom Run sono altri buoni punti d’ingresso.
Che genere suonano i Kyuss?
Stoner rock e desert rock: riff lenti e ribassati, groove larghi e distorsione da amplificatori per basso, con paragoni ricorrenti a Black Sabbath, Hawkwind e Blue Cheer.
Da quale disco dei Kyuss conviene cominciare?
Da Blues for the Red Sun. Il passo successivo è Welcome to Sky Valley (1994), più psichedelico, sempre prodotto da Chris Goss.
Quante copie ha venduto Blues for the Red Sun?
Circa 39.000 copie, poche rispetto alla fama che il disco ha oggi nello stoner rock.
Di cosa parla Thong Song?
Di infradito: il testo è uno dei più leggeri del disco, e proprio per questo uno dei più citati.
Rimetto sul piatto
Rimetto sul piatto Blues for the Red Sun e lo lascio andare fino a Yeah, l’ultima traccia. Se ti interessa un altro disco che nei primi anni Novanta ha portato il rock pesante fuori dai club, leggi la recensione di Superunknown dei Soundgarden; per capire da dove viene tutto c’è la storia del rock dalle origini a oggi. Qual è la tua traccia preferita dei Kyuss? Scrivimi.
Copertina: Cover Art Archive. Fonti: Wikipedia, Blues for the Red Sun, Wikipedia, Kyuss, MusicBrainz, AllMusic. Dati di ricerca: Ubersuggest, Italia, settembre 2026.

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