Let It Be dei Beatles: il disco uscito a band già sciolta

Copertina di Let It Be dei Beatles: sfondo nero, il titolo in bianco e quattro fotografie quadrate dei componenti del gruppo

Recensione —

Let It Be esce l’8 maggio 1970, quasi un mese dopo l’annuncio ufficiale dello scioglimento dei Beatles. È un disco-epitaffio nato nel gennaio 1969, rifiutato due volte, rimontato da un produttore americano e pubblicato quando il gruppo non esisteva più. È l’ultimo album uscito con il loro nome, ma non l’ultimo inciso: quel primato spetta a Abbey Road, registrato dopo e uscito nel settembre 1969.

In breve: Let It Be è il dodicesimo e ultimo album in studio dei Beatles, pubblicato l’8 maggio 1970 dalla Apple Records. Nasce dalle sedute del gennaio 1969 per un documentario televisivo, poi diventato film, e si chiude con il concerto sul tetto della Apple, l’ultima esibizione pubblica del gruppo. Dopo i mix di Glyn Johns, rifiutati dalla band, lo assembla Phil Spector su richiesta di Lennon e Harrison. Dentro ci sono Two of Us, Let It Be, The Long and Winding Road e Get Back. In Inghilterra e negli Stati Uniti arriva al primo posto.

Tracklist

Lato A

  • Two of Us
  • Dig a Pony
  • Across the Universe
  • I Me Mine
  • Dig It
  • Let It Be
  • Maggie Mae

Lato B

  • I’ve Got a Feeling
  • One After 909
  • The Long and Winding Road
  • For You Blue
  • Get Back

Ascolta su Spotify

Twickenham, gennaio 1969: le telecamere e l’uscita di scena di Harrison

Le prove cominciano il 2 gennaio 1969 ai Twickenham Film Studios, per un documentario televisivo che doveva accompagnare il ritorno dal vivo del gruppo. Paul McCartney vuole riportare i Beatles al rock and roll delle origini, ma il clima è quello che il dirigente della Apple Peter Brown descrive come una «ostile letargia»: Lennon tiene le distanze dai compagni, mentre Harrison torna dagli Stati Uniti pieno di idee, dopo aver suonato con Bob Dylan e la Band nello stato di New York, e si scontra con McCartney sulla parte di chitarra di Two of Us.

Il 10 gennaio, dopo una lite a pranzo con Lennon, Harrison annuncia che lascia il gruppo e saluta con «see you round the clubs». Il 15 gennaio i quattro accettano le sue condizioni: niente concerto pubblico, via dagli studi cinematografici e si riprende nel loro Apple Studio, al 3 di Savile Row. L’impianto progettato da “Magic” Alex Mardas funziona male, così George Martin fa arrivare due registratori a quattro piste dagli studi EMI. Il 22 gennaio Harrison invita il tastierista Billy Preston, che suona in quasi tutte le registrazioni. Il clima migliora.

Il tetto di Savile Row, 30 gennaio 1969

Chi abbia avuto l’idea del concerto sul tetto non è certo: Billy Preston ricordava Lennon, e il regista Michael Lindsay-Hogg racconta che fu proprio lui a rompere il silenzio con un «andiamo a farlo». Il 30 gennaio 1969, verso le 12:30, i quattro e Preston salgono sul tetto della Apple. In strada la gente si ferma, molti sono in pausa pranzo, e quando arriva la polizia i Beatles stanno suonando la seconda take di Don’t Let Me Down. L’esibizione finisce con Get Back. È l’ultima volta che suonano in pubblico insieme.

Don’t Let Me Down dal tetto di Savile Row, il video ufficiale (mix mono del 2009).

Dal concerto arrivano tre brani dell’album: I’ve Got a Feeling, One After 909 e Dig a Pony.

Get Back, rifiutato due volte: i mix di Glyn Johns

A marzo 1969 Lennon e McCartney affidano a Glyn Johns le registrazioni di gennaio e gli lasciano mano libera: lui lavora agli Olympic Studios fino a fine maggio e consegna un album, ancora intitolato Get Back, con una scaletta più ruvida e il brano di apertura One After 909. I Beatles lo rifiutano. L’uscita, prevista per luglio, slitta a settembre e poi a dicembre, intanto il gruppo registra e pubblica Abbey Road. Il 20 settembre Lennon dice a McCartney, Starr e al manager Allen Klein di volere il «divorzio» dal gruppo.

Tra dicembre 1969 e gennaio 1970 Johns prepara un secondo mix, questa volta con la condizione che le canzoni coincidano con quelle del film non ancora uscito. Aggiunge Across the Universe e I Me Mine, registrata il 3 gennaio 1970 da Harrison, McCartney e Starr, perché Lennon aveva già lasciato il gruppo. Anche questo mix viene rifiutato. Nel frattempo i nastri circolano tra i fan come bootleg e una copia viene trasmessa da alcune radio americane a Buffalo e Boston nel settembre 1969: il disco esiste già per i fan, fuori dal controllo del gruppo, prima ancora di uscire.

Phil Spector e The Long and Winding Road

Lennon e Harrison chiamano allora l’americano Phil Spector e gli consegnano le registrazioni. Il disco prende il titolo del singolo uscito a marzo 1970. Spector tiene tre brani dal vivo registrati sul tetto e Two of Us, incisa in studio in una sola take senza sovraincisioni; aggiunge le improvvisazioni di Dig It e Maggie Mae; di Get Back usa solo la parte del 27 gennaio, senza la coda, che sfuma nelle battute finali del concerto sul tetto. Don’t Let Me Down resta fuori, già lato B del singolo. Per Across the Universe sceglie una registrazione del 1968 rallentata, che scende di mezzo tono da re a re bemolle.

Il punto che fa saltare McCartney è The Long and Winding Road: lui la immaginava come una semplice ballata al pianoforte, Spector ci mette sopra orchestra e coro, e lo stesso trattamento tocca Across the Universe e I Me Mine. Lennon difende Spector in un’intervista a Rolling Stone: gli aveva consegnato materiale registrato male e lui ne aveva ricavato qualcosa. George Martin, quando la EMI gli comunica che non avrà il credito di produttore, propone di scrivere che il disco è «prodotto da George Martin, sovra-prodotto da Phil Spector». Lennon non cita Johns nei crediti.

Le canzoni da ascoltare per prime

Dodici brani, circa 35 minuti in tutto. Se hai fretta, queste sono le tappe.

BranoDa ascoltare per
Two of UsL’apertura acustica di McCartney, incisa in studio in un’unica take senza sovraincisioni
Dig a Pony e I’ve Got a FeelingDue brani presi dal concerto sul tetto, con Billy Preston al piano elettrico
Across the UniverseUna registrazione del 1968 rallentata, con coro e orchestra aggiunti da Spector
I Me MineHarrison alla voce, registrata senza Lennon il 3 gennaio 1970
Dig It e Maggie MaeDue improvvisazioni brevissime, di circa 50 e 40 secondi
One After 909Un vecchio pezzo Lennon-McCartney dei primi anni Sessanta, suonato sul tetto
The Long and Winding RoadLa ballata di McCartney che Spector veste con archi e coro
For You BlueHarrison alla voce, con Lennon alla chitarra slide
Get BackIl singolo di aprile 1969, qui nella versione senza coda
Two of Us, dal film Let It Be, sul canale ufficiale dei Beatles.

Tra le canzoni che arrivano dal tetto, I’ve Got a Feeling e One After 909 hanno il suono più vicino a quello di una band che si riprende: chitarre, piano elettrico, nessuna rifinitura. Dopo Dig It Lennon annuncia in falsetto, imitando Gracie Fields, il pezzo successivo con un titolo inventato: è uno scherzo che Spector decide di lasciare dentro.

Let It Be, la canzone: significato e origine

McCartney l’ha scritta e cantata, e ha raccontato di averla pensata dopo un sogno in cui gli appariva la madre, morta di cancro nel 1956 quando lui aveva 14 anni, che gli diceva che sarebbe andato tutto bene. Molti la leggono come un riferimento alla Vergine Maria, in particolare all’Annunciazione, ma lui ha sempre risposto che ciascuno può interpretarla come vuole.

Esiste un’altra ricostruzione. Il road manager Mal Evans sosteneva che l’idea fosse nata da una visione durante le sedute di meditazione in India, nel 1968, e a conferma c’è la prova in studio del 19 settembre 1968, durante le sedute del White Album: McCartney canticchia «Brother Malcolm» al posto di «Mother Mary», con un riferimento a Evans. In un podcast ha poi ricordato la frase di Amleto «ma sia così», pronunciata dal principe morente, che forse gli è tornata in mente dai tempi della scuola. Sul testo, un autore di American Songwriter ha letto un addio al gruppo scritto da McCartney, in bilico tra tristezza e speranza che ci si possa ritrovare.

Let It Be, il video ufficiale dal canale dei Beatles (remaster 2015).

Il brano esce come singolo il 6 marzo 1970, con You Know My Name (Look Up the Number) sul lato B, prodotto da George Martin, e negli Stati Uniti debutta al numero 6 della Hot 100, il debutto più alto fino ad allora, per poi arrivare primo per due settimane in aprile. Esistono due assoli di chitarra di Harrison: quello del singolo, del 30 aprile 1969, e quello dell’album, inciso il 4 gennaio 1970 e più aggressivo, con l’orchestra mixata più alta da Spector. La prima a pubblicare la canzone è stata Aretha Franklin: la sua versione esce a gennaio 1970, prima di quella dei Beatles.

Naked, super deluxe e le altre versioni

Nel 2003 McCartney, mai convinto dell’album prodotto da Spector, avvia Let It Be… Naked: un rimontaggio che toglie gli arrangiamenti, cambia la scaletta, elimina le chiacchiere, Maggie Mae e Dig It e aggiunge la registrazione dal vivo di Don’t Let Me Down. Era una correzione a distanza di trent’anni. Se vuoi sapere come suona il disco senza Spector, parti da lì.

Il 15 ottobre 2021 esce la Super Deluxe, con estratti delle sedute e il mix originale di Get Back del 1969, in contemporanea con la serie documentario di Peter Jackson. Su Metacritic l’edizione per i cinquant’anni ottiene 91 su 100, sulla base di sette recensioni. Il disco ha avuto anche rivisitazioni curiose: nel 1988 gli sloveni Laibach lo rifanno brano per brano in chiave marziale, lasciando fuori la title track, e nel 2010 la rivista Mojo allega a un numero un CD con le versioni di Beth Orton, Phosphorescent, Judy Collins, Wilko Johnson, Besnard Lakes, John Grant e Jim Jones Revue.

Il film e Get Back di Peter Jackson

Il film Let It Be di Michael Lindsay-Hogg ha avuto la prima a New York il 13 maggio 1970, una settimana prima delle prime in Gran Bretagna a Liverpool e Londra. Nessuno dei Beatles era presente. Segue le prove e le registrazioni di gennaio 1969, senza voce narrante né interviste, e si chiude con il concerto sul tetto. Ai quattro è valso l’Oscar per la miglior colonna sonora di canzoni originali, e un Grammy per la miglior colonna sonora scritta per un film o uno speciale televisivo.

Dopo il VHS dei primi anni Ottanta il film non è stato più disponibile in video in modo ufficiale. Le immagini girate allora sono state restaurate e rimontate da Peter Jackson per The Beatles: Get Back, la serie in tre parti uscita su Disney+ nel novembre 2021. Dall’8 maggio 2024 anche il film originale è in streaming su Disney+, restaurato in 4K.

Accoglienza: dalla stroncatura al riascolto

Il disco arriva primo nelle classifiche di vendita inglesi e americane, e a The Long and Winding Road riesce lo stesso negli Stati Uniti. La stampa lo accoglie male. Alan Smith sull’NME parla di «epitaffio a buon mercato» e di «una lapide di cartone»; su Rolling Stone John Mendelsohn riconosce che i Beatles hanno superato l’audizione, ma rimprovera loro di aver affidato il messaggio al più noto tra i sovra-produttori. Tra i critici di allora c’è anche chi lo salva: William Mann sul Times ci vede un disco che darà piacere a lungo, e Derek Jewell sul Sunday Times un «testamento».

Il tempo cambia il giudizio. Per Richie Unterberger di AllMusic è l’unico album dei Beatles ad aver ricevuto recensioni ostili, e sostanzialmente sottovalutato. Nella lista dei 500 migliori album di sempre di Rolling Stone è all’86° posto nel 2003, al 392° nel 2012 e al 342° nel 2020. Il resto lo raccontano quelli che ci hanno rimesso mano: i Laibach nel 1988, il CD di omaggio di Mojo nel 2010 e, nel 2003, McCartney con Naked.

La copertina e il cofanetto

Fuori dagli Stati Uniti, il vinile originale esce in un cofanetto con un libro a colori. Dentro ci sono foto di Ethan Russell scattate durante le riprese di gennaio 1969, dialoghi del film con le parolacce tolte per volontà della EMI e saggi dei giornalisti di Rolling Stone Jonathan Cott e David Dalton. Il libro si chiama ancora Get Back. Il lusso costa: la produzione sale del 33% e il prezzo diventa il più alto di tutta la discografia dei Beatles.

La copertina è disegnata da John Kosh e mostra quattro fotografie quadrate dei componenti su fondo nero, con il titolo in bianco. Come in Abbey Road, Rubber Soul e Revolver, il nome della band non compare. Negli Stati Uniti il disco esce in una copertina apribile e inizialmente è distribuito dalla United Artists invece che dalla Capitol, con etichette Apple rosse. Nello spazio liscio vicino all’etichetta è incisa la scritta «Phil+Ronnie». Le note di copertina di Derek Taylor descrivono un disco di «nuova fase».

Let It Be in vinile: cosa controllare

Dodici tracce in circa 35 minuti: su un LP la scaletta sta comodamente, con il lato A da sette brani e il lato B da cinque. Il numero di catalogo della stampa inglese originale è PXS 1, Apple Records. Negli Stati Uniti la versione United Artists è stata ritirata dal catalogo nel 1976 e non è tornata fino al 1979, quando la Capitol ha acquisito la United Artists e ha ristampato il disco con il codice SW 11922. In quei tre anni sul mercato americano sono circolate molte copie contraffatte. Per capire cosa guardare quando compri un usato, nella guida ai vinili da collezione trovi come leggere matrice, etichetta e condizioni.

Scheda del disco

SchedaLet It Be
ArtistaThe Beatles
Uscita8 maggio 1970
EtichettaApple Records (PXS 1 in Inghilterra)
ProduttoriGeorge Martin; mix finale di Phil Spector; mix precedenti di Glyn Johns
RegistrazioneGennaio 1969 ai Twickenham Film Studios e agli Apple Studios di Londra; I Me Mine il 3 gennaio 1970
Tracce12, circa 35 minuti
SingoliGet Back, Let It Be, The Long and Winding Road (Stati Uniti)
ClassificaPrimo in Inghilterra e negli Stati Uniti
FormazioneJohn Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr, con Billy Preston

Domande frequenti su Let It Be dei Beatles

Quando è uscito Let It Be dei Beatles?

L’8 maggio 1970 per la Apple Records, quasi un mese dopo l’annuncio ufficiale dello scioglimento del gruppo. Il film omonimo ha avuto la prima a New York il 13 maggio 1970.

Let It Be è l’ultimo album dei Beatles?

È l’ultimo uscito, non l’ultimo registrato. Le sedute di Let It Be sono del gennaio 1969, mentre Abbey Road è stato registrato dopo e pubblicato nel settembre 1969.

Chi ha prodotto Let It Be?

George Martin ha prodotto le registrazioni originali e il singolo. Il mixaggio finale dell’album è di Phil Spector, che compare come produttore nei crediti. Glyn Johns aveva preparato i mix precedenti, rifiutati dal gruppo.

Cos’è Let It Be… Naked?

Una versione alternativa dell’album pubblicata nel 2003 su iniziativa di Paul McCartney, che toglie gli arrangiamenti di Spector, cambia la scaletta ed elimina Maggie Mae, Dig It e le chiacchiere. In più aggiunge Don’t Let Me Down.

Cosa significa Let It Be?

Letteralmente «lascia che sia». McCartney ha raccontato di averla scritta dopo un sogno in cui gli appariva la madre, morta nel 1956, che lo rassicurava. Molti la leggono come un riferimento alla Vergine Maria, ma lui ha sempre lasciato libertà di interpretazione.

Quali sono le canzoni più note di Let It Be?

Let It Be, Get Back, The Long and Winding Road e Two of Us. Let It Be e The Long and Winding Road hanno raggiunto il primo posto negli Stati Uniti.

Perché a McCartney non piaceva la versione di Spector?

Perché Spector aveva aggiunto orchestra e coro a The Long and Winding Road, pensata da McCartney come una semplice ballata al pianoforte. Quella versione è uscita come singolo negli Stati Uniti l’11 maggio 1970.

Dove si può vedere il film Let It Be?

Dall’8 maggio 2024 una versione restaurata in 4K è in streaming su Disney+. Prima era stato disponibile in video solo fino agli anni Ottanta.

Rimetto sul piatto

Rimetto sul piatto Let It Be e lo lascio andare fino alla fine del lato B, dove Get Back si spegne sulle ultime parole del concerto sul tetto. Se ti interessa l’altro lato della storia, quello del disco inciso dopo con la consapevolezza di essere agli sgoccioli, leggi la recensione di Abbey Road; per il quadro più largo c’è la storia del rock dalle origini a oggi. Quale versione di The Long and Winding Road preferisci, quella di Spector o quella senza archi? Scrivimi.

Copertina: Cover Art Archive. Fonti: Wikipedia, Let It Be (album), Wikipedia, Let It Be (song), Wikipedia, Let It Be (film), MusicBrainz. Dati di ricerca: Ubersuggest, Italia, ottobre 2026.

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