Recensione —
Animals dei Pink Floyd è uno di quei dischi che, ancora oggi, dividono chi li ascolta. Esce il 21 gennaio 1977 in Gran Bretagna (Harvest Records), sette anni dopo l’esperimento orchestrale di Atom Heart Mother e il 12 febbraio negli Stati Uniti (Columbia), subito dopo il trionfo planetario di Wish You Were Here, e il cambio di rotta si sente tutto: via la nostalgia per Syd Barrett, via le atmosfere sospese e malinconiche. Resta solo la rabbia lucida di Roger Waters, che guarda la Gran Bretagna del suo tempo e la riscrive come una fattoria orwelliana popolata da cani, maiali e pecore. Nel catalogo della band viene spesso liquidato come minore, e invece è un ascolto tutt’altro che scontato: cinque tracce, poco più di quaranta minuti, tre brani fiume che mettono alla prova la pazienza e poi la ripagano con gli interessi. Un disco spietato, politico, adulto. Forse il più adulto mai scritto dai Pink Floyd, ed è proprio questo a renderlo uno dei più difficili da amare al primo ascolto.
In breve: Animals è il decimo album in studio dei Pink Floyd, uscito il 21 gennaio 1977 per Harvest. Cinque tracce per poco più di quaranta minuti, scritte quasi tutte da Roger Waters, che riprende l’allegoria de La fattoria degli animali di Orwell e divide la società britannica in cani, maiali e pecore. Secondo posto nella classifica inglese, la copertina con il maiale gonfiabile sulla Battersea Power Station e un voto di 8,5/10.
Indice dei contenuti
| Scheda | Animals |
|---|---|
| Artista | Pink Floyd |
| Uscita | 21 gennaio 1977 (Regno Unito), 12 febbraio 1977 (Stati Uniti) |
| Etichette | Harvest Records, Columbia negli Stati Uniti |
| Registrazione | aprile – dicembre 1976, Britannia Row, Londra |
| Tracce | 5, per poco più di quaranta minuti |
| Classifica britannica | 2° posto, entrata il 19 febbraio 1977 |
| Voto | 8,5/10 |
Tracklist
Lato A
- Pigs on the Wing (Part One)
- Dogs
Lato B
- Pigs (Three Different Ones)
- Sheep
- Pigs on the Wing (Part Two)
Ascolta su Spotify
Animals dopo Wish You Were Here
Nel 1975 Wish You Were Here aveva consacrato i Pink Floyd come fenomeno globale, ma dentro la band qualcosa si era già incrinato. Pesava il successo di The Dark Side of the Moon, pesava la sensazione di essere diventati un ingranaggio dell’industria discografica che proprio quell’album denunciava, e c’era un’aria di stanchezza creativa che filtrava persino nei testi dedicati a Syd Barrett. Animals nasce da quella stanchezza e la porta altrove: al posto dell’introspezione arriva un’osservazione sociale, quasi sociologica.
Il disco viene registrato tra l’aprile e il dicembre 1976 alla Britannia Row, lo studio che la band si era costruita a Islington, a Londra, segno di un’autonomia produttiva ormai completa. Sullo sfondo, una Gran Bretagna in affanno: crisi economica, il prestito d’emergenza chiesto al Fondo Monetario Internazionale nel 1976, disoccupazione in crescita, scioperi a ripetizione. È lo stesso terreno da cui sta esplodendo il punk, che di lì a poco eleggerà proprio i dinosauri del rock progressivo a bersaglio simbolico. Il paradosso è che Animals, pur restando musicalmente lontanissimo dai tre minuti secchi dei Sex Pistols, ne condivide lo spirito corrosivo: probabilmente è il disco più rabbioso e meno consolatorio mai firmato dai Pink Floyd.
Il significato di Animals: cani, maiali e pecore
Il punto di partenza dichiarato è La fattoria degli animali di George Orwell, pubblicato nel 1945 come satira del totalitarismo sovietico. Roger Waters ne prende la struttura allegorica e la piega a uno scopo diverso: al posto della critica allo stalinismo, un affresco spietato del capitalismo occidentale e delle sue gerarchie sociali. Senza citare mai i versi orwelliani, né riportare parola per parola i testi delle canzoni, la band costruisce tre categorie umane attraverso tre animali.
I cani sono i predatori del mondo del lavoro e degli affari, uomini che vivono di competizione spietata e che finiscono divorati dalla stessa logica che li ha resi vincenti, consumati da un’ansia perenne di essere scalzati. I maiali rappresentano il potere ipocrita, le figure autoritarie e moraliste che predicano ordine e virtù mentre manovrano dietro le quinte: è difficile non pensare, ascoltando, a certi bersagli polemici tipici dell’Inghilterra di metà anni Settanta, tra politica e perbenismo mediatico. Le pecore, infine, sono la massa passiva, addomesticata, che solo a tratti intuisce la possibilità di una rivolta, salvo poi tornare facilmente al gregge. Sulla carta è un impianto concettuale semplice, applicato però con una coerenza quasi ossessiva lungo tutto il disco.
La copertina di Animals
Se c’è un’immagine capace di riassumere Animals anche per chi non lo ha mai ascoltato, è quella copertina: la sagoma industriale della Battersea Power Station, la centrale elettrica a carbone sulle rive del Tamigi con le sue quattro ciminiere bianche, sovrastata da un maiale rosa che fluttua nel cielo grigio di Londra. L’idea, concepita da Roger Waters e realizzata dallo studio Hipgnosis di Storm Thorgerson, prevedeva un maiale gonfiabile di circa dodici metri, soprannominato Algie, costruito dall’azienda tedesca Ballon Fabrik con la collaborazione dell’artista Jeffrey Shaw.
La realizzazione dello scatto, nel dicembre 1976, fu tutt’altro che semplice: durante una delle sessioni fotografiche il maiale si staccò dagli ormeggi e volò libero sopra Londra, arrivando a interferire persino con le rotte di atterraggio di Heathrow, prima di planare su un campo del Kent e terrorizzare il bestiame di un agricoltore furioso. La foto finale che tutti conosciamo, in realtà, è un montaggio: il maiale fu fotografato separatamente e poi inserito sopra l’immagine della centrale. Comunque sia stata ottenuta, è diventata una delle copertine più citate della storia del rock, capace di trasformare un impianto industriale in disuso in un simbolo di critica sociale tanto quanto l’album stesso.
Le canzoni di Animals, una per una
La struttura di Animals è quasi teatrale: due brevi intermezzi acustici, “Pigs on the Wing (Part One)” e “Pigs on the Wing (Part Two)”, incorniciano tre lunghissime composizioni centrali. Il primo, poco più di un minuto, apre il disco con un tono quasi tenero, una parentesi di calore umano prima del gelo che segue.
“Dogs”, oltre diciassette minuti, è il cuore strumentale dell’opera e l’unico brano non firmato da Waters da solo, ma accreditato anche a David Gilmour: nasce da un pezzo già suonato dal vivo prima di Wish You Were Here e viene qui riscritto e dilatato in una suite che alterna passaggi acustici, chitarre blues-rock cariche di pathos e tessiture di sintetizzatore firmate Richard Wright, per raccontare la parabola di un uomo d’affari divorato dalla propria stessa ambizione.
“Pigs (Three Different Ones)”, oltre undici minuti, punta il dito contro tre figure specifiche di potere ipocrita, con la chitarra di Gilmour trattata al talk-box a disegnare un suono quasi grottesco. “Sheep”, oltre dieci minuti, riprende un brano abbozzato in precedenza dal vivo e lo trasforma in un crescendo che parte da un elettrico quasi ipnotico per esplodere in una sezione rock aggressiva, con un passaggio vocale distorto al vocoder che parodizza un testo sacro. A chiudere è “Pigs on the Wing (Part Two)”, che rispecchia l’apertura e lascia, in mezzo a tanta durezza, uno spiraglio di tenerezza residua.
Il peso di Roger Waters
Animals segna un passaggio decisivo negli equilibri interni della band. Con l’unica eccezione di “Dogs”, cofirmata con Gilmour, ogni testo e quasi ogni struttura compositiva del disco porta la firma di Roger Waters, che qui assume il ruolo di autore-demiurgo dell’intero concept, dalla scrittura fino all’idea stessa di copertina. Guardato con il senno di poi, è un accentramento creativo che anticipa in modo piuttosto evidente quanto accadrà due anni dopo con The Wall e, ancora di più, con The Final Cut del 1983, dischi in cui il controllo di Waters diventerà quasi totale.
Il contraltare di questa ascesa è il progressivo ridimensionamento del peso compositivo di Richard Wright, tra i fondatori storici della band, la cui presenza creativa qui è più defilata rispetto ai capitoli precedenti: un segnale delle tensioni che, di lì a pochi anni, porteranno proprio Wright a lasciare il gruppo durante le session di The Wall. Ascoltando oggi Animals con questa consapevolezza, si percepisce chiaramente il momento in cui i Pink Floyd smettono di essere una democrazia creativa a quattro voci e diventano, sempre più, il megafono di un solo autore.
Come fu accolto Animals
All’uscita, nel gennaio 1977, le reazioni furono tutt’altro che unanimi. Rolling Stone, con la recensione di Frank Rose, lo descrisse come un disco “amaro e cupo”, arrivando quasi a liquidarne il messaggio come fine a se stesso; Robert Christgau, dal canto suo, gli assegnò un più clemente B+, apprezzandone la costruzione di “musica a programma politico” ben congegnata. Il pubblico progressive, abituato alle architetture più eteree di Dark Side of the Moon e Wish You Were Here, si trovò davanti a un disco più duro, meno immediato, quasi ostile. In Gran Bretagna il disco entrò comunque in classifica il 19 febbraio 1977 e arrivò al secondo posto.
Col tempo, però, la reputazione di Animals è cresciuta parecchio. La recensione di AllMusic, firmata da Stephen Thomas Erlewine, lo definisce ancora oggi “il più strano e cupo” tra i classici della band, sottolineando come il peso dell’album ricada tutto sull’atmosfera più che su melodie vocali tradizionali, con la chitarra blues-rock di Gilmour a dominare il mix: un disco meno accessibile per l’ascoltatore occasionale ma amatissimo dai fan più devoti, e non a caso considerato un tassello di transizione verso The Wall. Vale la pena consultare anche la scheda discografica su Discogs per ripercorrere le tante edizioni ed etichette che il disco ha attraversato nei decenni.
Perché ascoltarlo ancora oggi
Quasi cinquant’anni dopo, i temi di Animals non hanno perso un grammo di attualità: l’ossessione predatoria del mondo aziendale, l’ipocrisia di certe classi dirigenti, la tentazione della massa a lasciarsi guidare invece che a pensare con la propria testa. Sono argomenti che suonano, se possibile, ancora più urgenti oggi di quanto non fossero nel 1977, ed è questo a rendere il disco molto più di un semplice reperto storico del rock progressivo.
Dal punto di vista puramente musicale, resta un disco che premia l’ascolto in vinile, formato per cui è stato letteralmente pensato: due lati, ciascuno costruito come un unico blocco drammaturgico, che mal si prestano allo shuffle e benissimo a una seduta di ascolto concentrato, magari a luci basse e senza distrazioni. Le chitarre di Gilmour restano tra le più espressive mai incise dal chitarrista, i synth di Wright disegnano paesaggi sonori spettrali, la sezione ritmica di Mason e Waters tiene insieme brani che altrimenti rischierebbero di sfilacciarsi nella loro lunghezza. Non è il primo Pink Floyd da consigliare a chi si avvicina alla band per la prima volta, e in quel caso conviene partire dai dischi rock imprescindibili su vinile, ma per chi vuole capire fino in fondo la loro parabola artistica Animals è tappa obbligata: cupo, arrabbiato, coerente fino all’ultima nota. Un 8,5/10 pienamente meritato, penalizzato solo da un’accessibilità volutamente sacrificata sull’altare della coerenza concettuale.
Fonti e approfondimenti
- Recensione di Animals su AllMusic
- Scheda discografica di Animals su Discogs
- Posizioni in classifica di Animals sull’Official Charts Company
Domande frequenti
Di cosa parla Animals dei Pink Floyd?
Della società britannica di metà anni Settanta, raccontata attraverso tre animali: i cani sono i predatori del mondo degli affari, i maiali il potere ipocrita e moralista, le pecore la massa che si lascia guidare. Roger Waters prende la struttura allegorica de La fattoria degli animali di Orwell e la sposta dal totalitarismo sovietico al capitalismo occidentale.
Quando è uscito Animals dei Pink Floyd?
Il 21 gennaio 1977 in Gran Bretagna per Harvest Records e il 12 febbraio 1977 negli Stati Uniti per Columbia. È entrato nella classifica britannica il 19 febbraio 1977 e ha raggiunto il secondo posto.
Quante canzoni ci sono in Animals?
Cinque, per poco più di quaranta minuti. Due intermezzi acustici brevi, Pigs on the Wing (Part One) e Pigs on the Wing (Part Two), racchiudono tre brani lunghi: Dogs oltre diciassette minuti, Pigs (Three Different Ones) oltre undici e Sheep oltre dieci.
Perché Animals dei Pink Floyd si ispira a Orwell?
Roger Waters prende la struttura allegorica de La fattoria degli animali di George Orwell, pubblicato nel 1945 come critica al totalitarismo sovietico, e la riadatta a un bersaglio diverso: la società capitalista britannica di metà anni Settanta. Cani, maiali e pecore diventano così metafore di categorie sociali, non più di un regime politico specifico.
Cosa rappresenta il maiale volante sulla copertina di Animals?
Il maiale gonfiabile, soprannominato Algie e ideato da Roger Waters con lo studio Hipgnosis di Storm Thorgerson, fluttua sopra la Battersea Power Station di Londra come simbolo dell’ipocrisia del potere che sorvola, letteralmente, un paesaggio industriale in declino. Durante le riprese, nel dicembre 1976, il maiale si staccò davvero dagli ormeggi e volò libero fino al Kent.
Animals è un buon punto di partenza per scoprire i Pink Floyd?
Non è la scelta più naturale per un primo approccio: è un disco duro, poco melodico nelle parti vocali e costruito su brani molto lunghi. Meglio arrivarci dopo aver conosciuto The Dark Side of the Moon o Wish You Were Here, per poi apprezzare Animals come la svolta più cupa e politica del percorso della band.
Rimetto sul piatto
Rimetto sul piatto il lato A e lascio correre “Dogs” dall’inizio alla fine, senza alzarmi. Se vuoi restare in zona, l’altro Pink Floyd che tengo a portata di braccio è Atom Heart Mother, e per vedere dove è finito tutto questo c’è il racconto di David Gilmour al Circo Massimo.
Fonti consultate: AllMusic, Discogs e Official Charts Company. Sezione aggiornata il 28 ottobre 2026.

Lascia un commento