Sessanta chilometri: il post punk di Manchester e quello di Leeds

Biglietti e volantini di concerti punk e post punk accatastati, tra cui Stranglers, Cramps, Siouxsie and the Banshees e The Fall

Guide —

Il post punk inglese non è nato in un posto solo. È nato in due, a sessanta chilometri di distanza, negli stessi cinque anni, e ne sono uscite due cose che non si somigliano quasi per niente. A Manchester hanno costruito un’estetica e l’hanno messa dentro un’etichetta discografica. A Leeds hanno costruito un’argomentazione e l’hanno messa dentro un pub. Questa guida racconta le due scene in parallelo: chi c’era, dove suonavano, cosa avevano intorno e perché due città così vicine hanno risposto al punk in modi opposti.

In breve: il post punk è quello che succede quando, fra il 1977 e il 1982, le band inglesi tengono l’urgenza del punk e ne buttano via le regole. A Manchester la spinta arriva da Factory Records: una grafica, un produttore, un locale, un suono riconoscibile. A Leeds arriva dalla scuola d’arte dell’università: funk, teoria critica e antifascismo militante. Stessa epoca, due idee diverse di cosa debba fare una canzone.

Due città, sessanta chilometri

Manchester e Leeds stanno ai due lati dei Pennini, un’ora di macchina l’una dall’altra. Nel 1976 si somigliano parecchio: due città industriali che stanno smettendo di essere industriali, edifici anneriti, disoccupazione in salita, un’età media bassa tenuta su dalle università. Hanno gli stessi problemi e, nel giro di due anni, gli stessi dischi dei Sex Pistols nei negozi.

Poi succede una cosa curiosa. Il punk arriva in tutte e due e in tutte e due dura pochissimo, perché chi lo ascolta capisce subito che come formula è già chiusa. Ma quello che costruiscono dopo non si assomiglia. Manchester inventa una forma: una copertina, un suono di studio, un locale, un catalogo. Leeds inventa un contenuto: un modo di stare insieme, una posizione politica, un ritmo preso in prestito dal funk per dire cose scomode. Se oggi usiamo la stessa parola, post punk, per coprire tutte e due, è soprattutto per comodità.

Manchester: cinquanta persone in una sala piccola

La storia di Manchester comincia con un concerto che non ha venduto biglietti. Il 4 giugno 1976, alla Lesser Free Trade Hall, suonano i Sex Pistols. L’ingresso costa 50 penny, alla porta c’è Malcolm McLaren, e in sala non ci sono più di cinquanta persone.

A organizzare sono due studenti del Bolton Technical College, Howard Trafford e Pete McNeish, che volevano far esordire la loro band come gruppo di supporto. Non erano pronti, e il posto se lo prende un gruppo locale. I due diventeranno Howard Devoto e Pete Shelley, cioè i Buzzcocks.

Il punto però è chi c’era seduto in quelle poche file. Peter Hook, diciannove anni, e Bernard Sumner: tornando a casa quella sera decidono di mettere su una band, e sarà quella che poi prende Ian Curtis come cantante. C’è Mark E. Smith, che fonderà i Fall. C’è Mick Hucknall, che finirà molto lontano da lì, nei Simply Red. E c’è un ragazzo di Stretford che diventerà il cantante degli Smiths. Al concerto di ritorno, il mese dopo, in sala ci sono anche Ian Curtis e un giornalista televisivo che si chiama Tony Wilson.

Cinquanta biglietti. Da quella sala escono Buzzcocks, Joy Division, Fall, Smiths, Simply Red e l’uomo che fonderà Factory Records. È il concerto più raccontato della storia del rock inglese, e per una volta il mito regge al controllo dei fatti.

Factory: l’etichetta che dava un numero anche alle bare

Prima dell’etichetta c’è il locale. Il 26 maggio 1978 Tony Wilson e Alan Erasmus aprono una serata chiamata Factory al Russell Club, un ex circolo ricreativo per autisti di autobus. Ci passano Durutti Column, Cabaret Voltaire e Joy Division. Da quelle serate nasce, nello stesso 1978, Factory Records, con Wilson ed Erasmus affiancati da Rob Gretton e dal produttore Martin Hannett.

La cosa che rende Factory diversa da qualsiasi altra etichetta indipendente è il catalogo. Il numero FAC non viene dato solo ai dischi: viene dato a tutto. FAC 1 è un manifesto che pubblicizza una serata. FAC 51 è un locale, l’Haçienda, aperto nel maggio 1982. FAC 501 è la bara di Tony Wilson. Nel mezzo c’è perfino FAC 61, la causa legale intentata da Hannett all’etichetta.

Non è una stramberia fine a se stessa: è la dichiarazione che a Manchester il disco è un oggetto fra gli altri, e che quello che conta è il sistema attorno. Due persone lo rendono possibile. Peter Saville disegna l’identità visiva, a partire dai manifesti del Russell Club. Martin Hannett costruisce il suono. E Factory non faceva firmare contratti, al punto che il catalogo dei New Order è rimasto di proprietà della band e non dell’etichetta: un dettaglio che anni dopo farà saltare la vendita della Factory alla London Records.

Unknown Pleasures, il disco che la band non voleva così

Il disco che definisce Manchester viene registrato in tre fine settimana, fra il 1º e il 17 aprile 1979, agli Strawberry Studios di Stockport, con Hannett alla produzione. Esce a giugno 1979 per Factory, in una prima tiratura di diecimila copie.

Qui serve dire una cosa che si tende a dimenticare: i Joy Division odiavano come suonava. Hannett aveva usato delay digitali, un Marshall Time Modulator e manipolazioni del nastro per ottenere quello spazio enorme attorno agli strumenti. Bernard Sumner sostiene che avesse addomesticato il gruppo, soprattutto le chitarre, e ha detto senza giri di parole che la cosa li aveva infastiditi. Peter Hook fu più brutale: gli sembrava i Pink Floyd. Solo molti anni dopo ha ammesso che Hannett aveva fatto un gran lavoro.

Anche la copertina è una decisione presa contro il gruppo. Il disegno è il grafico delle pulsazioni radio della pulsar CP 1919, preso dalla Cambridge Encyclopaedia of Astronomy e realizzato in origine da Harold Craft all’osservatorio di Arecibo per la sua tesi di dottorato del 1970. Saville lo rovesciò in bianco su nero: la band avrebbe preferito il contrario. È oggi una delle immagini più stampate su maglietta al mondo, e nessuno sa più che cos’è.

Questo è il metodo di Manchester in tre righe: il produttore decide il suono contro il parere della band, il grafico decide l’immagine contro il parere della band, e il risultato dura cinquant’anni. Quel disco lo abbiamo smontato pezzo per pezzo nella recensione di Unknown Pleasures: sedute, copertina, scaletta e matrici della prima stampa.

Leeds: l’università, il pub, il volantino

A Leeds non c’è nessun Tony Wilson, nessun Saville, nessun Hannett. C’è un dipartimento di arte dell’Università di Leeds e un pub, il Fenton, dove tre band si ritrovano e dividono anche la sala prove nello stesso edificio: Mekons, Gang of Four e Delta 5. Non sono tre gruppi che si conoscono di vista: sono lo stesso giro di studenti d’arte che si distribuisce su tre nomi.

Cambia tutto, a partire dall’economia della scena. A Manchester l’etichetta precede i dischi e li ordina. A Leeds i dischi escono dove capita: i primi singoli finiscono sulla Fast Product di Edimburgo e sulla Rough Trade di Londra. Nessuno costruisce un marchio locale, perché a nessuno interessa.

Mekons: chiunque poteva salire sul palco

I Mekons nascono nel 1976 come collettivo artistico, fondato da studenti d’arte dell’Università di Leeds, tra cui Jon Langford e Tom Greenhalgh. Il loro primo singolo, Never Been in a Riot, è la prima uscita firmata da una band per Fast Product, ed è una presa in giro di White Riot dei Clash. Il secondo, Where Were You?, arriva entro la fine del 1978.

Il metodo è più importante dei dischi. Kevin Lycett lo ha riassunto così: chiunque poteva unirsi, gli strumenti si scambiavano, e fra chi suonava e chi guardava non doveva esserci distanza. Suonare male era una posizione, non un limite. È l’esatto contrario del disco rifinito in studio da un produttore che sa il fatto suo.

Gang of Four: il funk come arma

I Gang of Four si formano a Leeds nel 1976, dallo stesso giro. Il primo singolo, Damaged Goods, esce il 10 dicembre 1978 per Fast Product. L’album Entertainment! arriva nel settembre 1979 per EMI: firmano con la major che offre meno soldi di tutte, in cambio del controllo creativo completo.

Il suono è una cosa che nel 1979 non aveva nessuno. La chitarra di Andy Gill non accompagna e non fa assoli: taglia, lascia buchi, entra e esce. Sotto, il basso di Dave Allen e la batteria di Hugo Burnham suonano funk, e non per scherzo. Tra i riferimenti dichiarati del gruppo ci sono Parliament-Funkadelic e i dj giamaicani I-Roy e U-Roy, accanto alla scuola di Francoforte: è l’unico caso in cui un disco rock mette insieme il dub e la teoria critica senza che sembri una posa.

I testi parlano di consumo, di lavoro, di come i giornali raccontano le cose, e lo fanno dal punto di vista di chi è dentro il meccanismo, non di chi lo osserva da fuori. Jon King, molti anni dopo, ha definito Entertainment! un classico da outsider e ha aggiunto che trovarlo ancora attuale lo deprime un po’.

Delta 5: due bassi e nessuna concessione

I Delta 5 nascono a Leeds nel 1979, sempre dalla stessa scuola d’arte, e durano due anni. La formazione iniziale è Julz Sale alla voce e chitarra, Ros Allen e Bethan Peters entrambe al basso. Due bassi, non uno: il risultato è un funk-punk che si regge tutto sul fondo, con la voce sopra a fare domande.

Il primo singolo, Mind Your Own Business, esce nel 1979 per Rough Trade. È il disco di Leeds che più di tutti ha attraversato i decenni senza invecchiare, e la ragione è che mette al centro una questione, il diritto di farsi gli affari propri, che nel 1979 era femminismo e oggi si chiamerebbe in altri dieci modi.

Svastiche sui muri e un assassino per strada

Qui sta la differenza che spiega tutte le altre. La politica dei dischi di Leeds non è teoria: è quello che c’era fuori dal locale.

Il centro della scena è l’F Club, la serata del promoter John Keenan, che cambia sede più volte: parte all’Ace of Clubs di Woodhouse, un’ex sala da ballo degli anni Cinquanta; dopo un incendio sospetto si sposta al Roots, un club caraibico di Chapeltown gestito da Carl Young; nell’ottobre 1978 finisce al Brannigans di Call Lane e cambia nome in Fan Club. Alla consolle c’è Claire Shearsby. Da quei palchi passano Cramps, B-52’s, Killing Joke, Crass, Specials e Madness.

Dentro quei locali ci sono anche il National Front e il British Movement. Una sera un nazista si mette a ballare in pista e Shearsby lo ferma abbassando i cursori del mixer. Il responsabile locale del NF, Eddy Morrison, arriva a lanciare una fanzine chiamata Punk Front per provare a reclutare dentro la scena. Al Brannigans si organizza una serata di autofinanziamento per Rock Against Racism. Le risse tra punk, Teddy boy e skinhead sono la normalità amministrativa della serata, non l’eccezione.

Jon King dei Gang of Four ha raccontato quegli anni così: i palazzi neri di fuliggine, le svastiche sui muri, la tensione tra il National Front e la comunità sudasiatica, e una manganellata presa da un poliziotto a cavallo durante un corteo antifascista. Non è un contesto, è il materiale delle canzoni.

E poi c’è la cosa di cui si parla meno. Dal 1977 a Leeds c’è un assassino seriale in libertà, quello che i giornali chiamavano lo Squartatore dello Yorkshire. Claire Shearsby ha raccontato che le ragazze andavano a ballare con gli stivali bassi, per poter correre, e tornavano a casa in gruppo. Una scena musicale fatta per metà di donne, in una città in cui uscire la sera era un calcolo di rischio: capire questo aiuta a capire perché i Delta 5 cantassero quello che cantavano.

Due suoni, due idee di cosa serve la musica

Messe una accanto all’altra, le due scene sembrano due risposte alla stessa domanda date da persone che non si parlano.

ManchesterLeeds
Il motoreUn’etichetta, FactoryUna scuola d’arte e un pub, il Fenton
Chi decide il suonoIl produttore, Martin HannettLa band, spesso contro il produttore
Il ritmoSpazio, riverbero, basso melodico in primo pianoFunk e dub, chitarra a scatti, a volte due bassi
I temiInteriorità, disfatta personale, città come paesaggio mentaleConsumo, lavoro, genere, razzismo, città come conflitto
L’immaginePeter Saville: astratta, elegante, senza voltiGrafica da volantino, fotocopia, slogan
Il rapporto con LondraRifiutata costruendo un’alternativa in casaIgnorata, pubblicando dove capitava
Le due scene a confronto, 1976-1982.

Jon Langford dei Mekons ha detto che al Nord si sentivano liberi dall’ossessione commerciale del punk londinese, dalle major e dalla provocazione a comando. Vale per tutte e due le città. La differenza è che Manchester quella libertà l’ha usata per costruire un’istituzione, e Leeds per non costruirne nessuna.

Come è finita, e cosa è rimasto

Finisce in modo quasi simmetrico, e un po’ ironico.

Factory muore delle sue stesse regole. L’Haçienda perdeva soldi perché i prezzi erano bassi e il pubblico aveva smesso di bere. Gli Happy Mondays registrarono un album alle Barbados, i New Order ne spesero circa quattrocentomila sterline per un altro, e quando la London Records si fece avanti per rilevare l’etichetta scoprì che il catalogo più prezioso non era di Factory ma della band, per via di quei contratti mai firmati. Factory Communications fallisce nel novembre 1992.

Leeds, che un’istituzione non l’aveva costruita, non aveva niente da perdere. I Gang of Four si sciolsero e si ricomposero più volte; i Mekons esistono ancora. E l’influenza, misurata sul lungo periodo, è impressionante: Flea rimase talmente colpito da Entertainment! che i Red Hot Chili Peppers chiamarono Andy Gill a produrre il loro debutto del 1984. U2, R.E.M., Sonic Youth, Mudhoney, Helmet e Nirvana hanno riconosciuto il debito. Gill è morto il 1º febbraio 2020, a 64 anni.

La città che aveva costruito il sistema se l’è visto crollare addosso. La città che aveva costruito solo un argomento se lo ritrova copiato ogni volta che una band suona una chitarra a scatti sopra una linea di basso funk. Vale la pena ricordarlo quando si parla di storia del rock come se fosse una gara di classifiche.

Cinque dischi per cominciare

DiscoAnnoCittàPerché questo
Joy Division, Unknown Pleasures1979ManchesterIl suono di Hannett allo stato puro: lo spazio conta quanto le note
Gang of Four, Entertainment!1979LeedsIl disco che ha insegnato a mezzo rock americano come si taglia una chitarra
Delta 5, Mind Your Own Business (singolo)1979LeedsDue bassi, quattro minuti, nessuna concessione
The Fall, Live at the Witch Trials1979ManchesterL’altra Manchester, quella che non voleva essere elegante
The Mekons, The Quality of Mercy Is Not Strnen1979LeedsIl collettivo prima della band: imperfetto per scelta
Cinque ingressi possibili nel post punk inglese, tutti del 1979.

Un avvertimento da collezionisti: su questi titoli le ristampe sono moltissime e di qualità molto diversa. Prima di comprare, conviene leggere come si riconosce una prima stampa da una ristampa: sulle uscite indipendenti di quegli anni la differenza di valore tra le due è spesso di un ordine di grandezza.

Domande frequenti sul post punk

Cos’è il post punk?

È la musica fatta dalle band che, dopo il 1977, tengono l’urgenza e l’autoproduzione del punk ma ne abbandonano la formula sonora. Al posto dei tre accordi veloci arrivano funk, dub, elettronica, spazio e silenzio, e i testi si spostano dallo slogan all’analisi. Non è un genere con regole fisse: è un periodo, dal 1977 al 1982 circa, in cui ogni città inglese ha dato una risposta diversa.

Quando nasce il post punk?

Non c’è una data di nascita ufficiale, ma il 1978 è l’anno in cui tutti i pezzi sono sul tavolo: i Mekons esordiscono per Fast Product, i Gang of Four pubblicano Damaged Goods il 10 dicembre, nasce Factory Records a Manchester. L’anno in cui il periodo dà i suoi dischi migliori è il 1979.

Che differenza c’è tra punk e post punk?

Il punk è una forma chiusa: velocità, distorsione, canzone di due minuti, rifiuto frontale. Il post punk tiene l’atteggiamento e apre la forma: ammette il ritmo ballabile, i sintetizzatori, le strutture lunghe, il suono di studio. In pratica il punk dice di no, il post punk prova a dire che cosa viene dopo.

Quali sono le band post punk da conoscere?

Da Manchester: Joy Division, The Fall, Magazine, A Certain Ratio, Buzzcocks. Da Leeds: Gang of Four, The Mekons, Delta 5. Fuori dalle due città il periodo comprende anche Wire, Public Image Ltd, The Pop Group, Siouxsie and the Banshees e Cabaret Voltaire.

Fonti

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