Litfiba, 17 re tour a Roma: non chiamatela nostalgia

Piero Pelu dei Litfiba a braccia aperte sul palco, illuminato da luci rosse, durante un concerto dal vivo a Padova

Prima Fila —

Roma, Ippodromo delle Capannelle, 16 luglio 2026. Una di quelle notti romane in cui l’afa non molla nemmeno dopo il tramonto. Sul palco ci sono Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo, con Luca Martelli alla batteria: la formazione di 17 re, rimessa insieme per i quarant’anni di quel disco. Parte l’intro di Febbre, e la domanda che mi ero portato dentro fin dal cancello, quanto di tutto questo fosse operazione nostalgia, si scioglie nel giro di cinque minuti.

In breve: i Litfiba hanno suonato a Roma il 16 luglio 2026 all’Ippodromo delle Capannelle, dentro Rock in Roma, per il tour Quarant’anni di 17 Re. In scaletta ventiquattro brani per circa due ore e mezza, con 17 re eseguito per intero ma con l’ordine rimescolato, apertura affidata agli Spleen e chiusura su Tex e Cangaceiro. La formazione è quella storica del disco, con Luca Martelli dietro i tamburi.

SchedaLitfiba a Roma
Datagiovedì 16 luglio 2026
LuogoIppodromo delle Capannelle, via Appia Nuova 1245, Roma
RassegnaRock in Roma 2026
TourQuarant’anni di 17 Re
FormazionePiero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi, Gianni Maroccolo, Luca Martelli
AperturaSpleen
Duratacirca due ore e mezza
Brani24

La scaletta completa del concerto di Roma

Ventiquattro brani, nell’ordine in cui sono arrivati. Gli ultimi sette, da Il vento in poi, sono i bis.

#Brano
1Febbre (intro strumentale)
217 Re
3Come un Dio
4Oro nero
5Sulla Terra
6Vendetta
7Ferito
8Apapaia
9Ballata
10Re del silenzio
11Pierrot e la luna
12Univers
13Tango
14Cafè, Mexcal e Rosita
15Gira nel mio cerchio
16Cane
17Resta
18Il vento
19Istanbul
20Santiago
21Eroi nel vento
22La preda
23Tex
24Cangaceiro
Scaletta del concerto dei Litfiba all’Ippodromo delle Capannelle, Roma, 16 luglio 2026.

Chi c’era sul palco

Il punto di tutta l’operazione sta qui. Accanto a Piero Pelù e a Ghigo Renzulli tornano Antonio Aiazzi alle tastiere e Gianni Maroccolo al basso, cioè i due che su 17 re avevano disegnato metà di quel suono e che dalla formazione erano usciti da decenni. Alla batteria c’è Luca Martelli.

Dal vivo la differenza si sente subito, e non è una questione di nomi sul manifesto. Il muro di chitarre di Ghigo sta davanti, il basso di Maroccolo scava sotto invece di limitarsi a tenere il tempo, e le tastiere dark di Aiazzi riportano dritti alla new wave degli esordi, che è il posto da cui questa band è partita e che negli anni duemila aveva smesso di frequentare. Gira come una macchina perfetta.

Dal palco è arrivato anche il ricordo di Ringo De Palma, il batterista di quegli anni, morto nel 1990. In una serata costruita sul ritorno di una formazione, nominare chi non può tornare è stata la cosa più onesta che potessero fare.

17 re suonato per intero, con l’ordine cambiato

17 re esce nel 1986 ed è il disco che porta i Litfiba fuori dall’Italia. Alle Capannelle lo hanno eseguito per intero, ma rimescolando la sequenza: la title track arriva subito, in seconda posizione, dopo l’intro strumentale di Febbre. Chi conosce il disco a memoria se ne accorge al primo stacco.

È una scelta che funziona meglio di quanto temessi. Un concept del 1986 riproposto nell’ordine originale rischia di diventare una messa cantata, con il pubblico che aspetta educatamente la fine del rito. Rompendo la sequenza, quei brani tornano a essere canzoni dentro un concerto, e il disco si lascia attraversare invece che contemplare.

Del disco in sé, di come è fatto e di perché regge ancora, ho scritto a parte: la recensione di 17 re. Qui mi interessa quello che succede quando lo si rimette in piedi su un palco quarant’anni dopo.

Perché i testi del 1986 suonano come cronaca

La cosa che mi ha colpito più di tutte è che quelle canzoni non sono invecchiate. Potere, violenza, disuguaglianze: materiale scritto nel 1986, in un’Italia che non esiste più, e che sentito nel 2026 sembra scritto ieri mattina. Non è un effetto che si ottiene con la produzione o con il volume, succede perché quei testi non si erano mai agganciati alla cronaca di allora.

Il fatto che a cantarli sia Pelù, poi, chiude il cerchio. Fra un pezzo e l’altro ha introdotto algoritmi, ambiente, nucleare, e ci ha messo pace e antifascismo, con le solite frecciate alla politica. Ha mostrato la bandiera palestinese e poi il tricolore, chiedendo che rappresenti un paese libero dal fascismo. È un animale da palco come vent’anni fa, e stavolta le parole che dice fra una canzone e l’altra non stonano con quelle che canta.

Gli Spleen in apertura

Ad aprire la serata ci sono gli Spleen, gruppo giovane di Firenze, con i pezzi del loro disco d’esordio Gush. La scelta dice qualcosa: per una sera costruita sui quarant’anni di un disco, affidare l’apertura a una band che di anni ne ha pochi e che viene dalla stessa città è un modo di non chiudersi del tutto nel passato.

Due ore e mezza e tre generazioni

Due ore e mezza senza un cedimento, con quel caldo. È un dato che conta più di quanto sembri: a questa età e con questo repertorio la tentazione di accorciare, rallentare, lasciare al pubblico il peso dei ritornelli è enorme, e non è mai arrivata.

Nei bis il concerto cambia pelle. Da Il vento in avanti si esce dal 1986 e si entra nei pezzi che tutti aspettavano, Istanbul, Tex, Cangaceiro, e lì succede la cosa che mi sono portato a casa: sotto il palco c’erano tre generazioni che cantavano insieme, gente che quel disco l’ha comprato in vinile e ragazzi che non erano nati quando è uscito. Qualcuno in giro per il prato sperava in più pezzi noti e meno 1986, e si sentiva. Ma nei venti minuti finali quella distinzione è evaporata.

Se cerchi altre date italiane da segnare, le trovo e le aggiorno qui: concerti rock e metal 2027 in Italia.

Domande frequenti sul concerto

Qual è la scaletta del concerto dei Litfiba a Roma?

Ventiquattro brani: Febbre, 17 Re, Come un Dio, Oro nero, Sulla Terra, Vendetta, Ferito, Apapaia, Ballata, Re del silenzio, Pierrot e la luna, Univers, Tango, Cafè Mexcal e Rosita, Gira nel mio cerchio, Cane, Resta, e nei bis Il vento, Istanbul, Santiago, Eroi nel vento, La preda, Tex e Cangaceiro.

Chi suona nei Litfiba nel tour del 2026?

La formazione di 17 re: Piero Pelù alla voce, Ghigo Renzulli alle chitarre, Antonio Aiazzi alle tastiere e alla fisarmonica, Gianni Maroccolo al basso, con Luca Martelli alla batteria.

Quando hanno suonato i Litfiba a Roma?

Giovedì 16 luglio 2026 all’Ippodromo delle Capannelle, dentro Rock in Roma, con apertura cancelli alle 18:30 e inizio concerto alle 21.

I Litfiba hanno suonato 17 re per intero?

Sì. L’album del 1986 è stato eseguito per intero, ma con l’ordine dei brani rimescolato rispetto al disco: la title track arriva in seconda posizione, subito dopo l’intro strumentale di Febbre.

Quanto è durato il concerto dei Litfiba a Roma?

Circa due ore e mezza, bis compresi.

Chi ha aperto il concerto dei Litfiba alle Capannelle?

Gli Spleen, gruppo giovane di Firenze, con i brani del loro album d’esordio Gush.

Rimetto sul piatto

Rimetto sul piatto 17 re a distanza di tre mesi da quella sera, e il disco suona diverso: adesso so come stanno in piedi quei pezzi quando qualcuno li tira su davanti a un prato pieno. Le reunion delle band storiche sono quasi sempre operazioni nostalgia travestite da eventi, e il sospetto è legittimo. Questa no. I Litfiba non hanno reinterpretato il proprio passato, lo hanno rimesso in scena, perché quelle canzoni hanno ancora qualcosa da dire. Certe canzoni non invecchiano, cambia il mondo di chi le ascolta.

Foto di copertina: Piero Pelù dei Litfiba dal vivo a Padova, non dal concerto di Roma. © Fedecandoniphoto | Dreamstime.com, ID 89924558, uso editoriale su licenza. Scaletta e dettagli della serata riscontrati sul live report di OndaRock e su Team World; data, orari e formazione su Roma Weekend. Impressioni e giudizi sono miei, dalla serata del 16 luglio 2026.

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