Prima Fila —
Il 14 luglio 2022 Piazza Napoleone a Lucca si è riempita per un concerto che sulla carta sembrava improbabile: Robert Plant, la voce dei Led Zeppelin, in duo con Alison Krauss, regina del bluegrass americano, a undici anni dal loro primo disco insieme. Ero lì, in mezzo a un pubblico che spaziava dai sessantenni con la maglietta degli Zeppelin ai ragazzi che probabilmente conoscevano Plant solo di nome, e quella sera ho capito quanto lontano si possa andare da un genere senza tradirlo.
Il progetto Raise the Roof, che portava in scaletta brani del disco omonimo insieme a rivisitazioni di pezzi più vecchi, funziona dal vivo meglio di quanto immaginassi ascoltando l’album in studio. Le armonie vocali tra Plant e Krauss si intrecciano in un modo che ricorda il folk americano più che il rock britannico, con chitarre acustiche, pedal steel e un contrabbasso a fare da tappeto. Eppure basta un accenno di certe atmosfere per riconoscere subito chi ha scritto la colonna sonora del rock degli anni Settanta.
Plant, che allora aveva già superato i settant’anni, è apparso in una forma vocale sorprendente. Non prova più a raggiungere le urla acutissime della gioventù, quelle che si sentono su “Immigrant Song” o “Whole Lotta Love”, ma ha trovato un registro più basso e caldo che si sposa bene con la voce cristallina di Alison Krauss. Il pubblico rispondeva a ogni suo “all right” con un boato, e capisco perché: certe frasi, dette da quella voce, restano un marchio riconoscibile a prescindere dal contesto musicale.
Quello che mi ha colpito di più è stata la scelta di non inseguire la nostalgia a tutti i costi. Niente scenografie sopra le righe, niente effetti speciali, solo musicisti che si guardano e si ascoltano su un palco quasi spoglio, davanti alla facciata di Palazzo Ducale illuminata. È uno spettacolo che chiede attenzione più che entusiasmo da stadio, e il pubblico di Lucca l’ha capito bene, restando in silenzio nei momenti più delicati e scatenandosi in quelli più ritmati.
Chi ha amato i Led Zeppelin e vuole ripartire dalle radici trova sul blog anche la recensione di Led Zeppelin IV, il disco che più di ogni altro racconta da dove viene quella voce che ho sentito dal vivo a Lucca. Ascoltarli uno dopo l’altro, il disco del 1971 e il concerto del 2022, è un esercizio che consiglio a chiunque voglia capire quanto un artista possa cambiare pelle restando fedele a se stesso.
Se eri a Lucca quella sera o hai visto Robert Plant in una delle sue incarnazioni più recenti, scrivimi: mi piacerebbe sapere come altri hanno vissuto un concerto così lontano dalle aspettative eppure così coerente con la sua storia.
Foto di copertina: Raph_PH, licenza CC BY 2.0, via Wikimedia Commons. Scattata a Glastonbury nel giugno 2022, pochi giorni prima della data di Lucca.

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