Recensione —
Cemento, muri, filo spinato: da qui nasce “Heroes”, e non a caso. Non è la celebrazione di un trionfo, ma l’ammissione — quasi commossa — che l’eroismo dura un istante e poi evapora. Registrato a Berlino Ovest nel 1977, è il capitolo centrale della leggendaria «Trilogia berlinese» di David Bowie.
Indice
- Il contesto storico: Berlino e la Guerra Fredda
- La produzione con Brian Eno e Robert Fripp
- Dentro l’album: le tracce principali
- Lo stile musicale
- Accoglienza critica e classifiche
- Perché ascoltare ancora oggi “Heroes”
- Domande frequenti
Tracklist
Lato A
- Beauty and the Beast
- Joe the Lion
- “Heroes”
- Sons of the Silent Age
- Blackout
Lato B
- V-2 Schneider
- Sense of Doubt
- Moss Garden
- Neuköln
- The Secret Life of Arabia
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Il contesto storico: Berlino e la Guerra Fredda
Con Eno e Fripp al suo fianco, Bowie costruisce un suono che non consola affatto: taglia, graffia, ipnotizza. È la colonna sonora di chi cerca un senso nel caos urbano di una città spaccata in due dal Muro. Niente romanticismo, va detto: solo resistenza, pura e fragile. Fu lo stesso Bowie a spiegare che le virgolette nel titolo “Heroes” servivano a introdurre «una dimensione di ironia sulla parola ‘eroi’, sul concetto stesso di eroismo» — non eroi veri, ma due persone qualunque che rubano un attimo di libertà all’ombra del Muro.
La produzione con Brian Eno e Robert Fripp
Le registrazioni si svolsero tra luglio e agosto 1977 agli Hansa Tonstudio di Berlino Ovest, a poche centinaia di metri dal Muro — tanto che il co-produttore Tony Visconti raccontò di guardie di frontiera che osservavano lo studio dalla finestra della control room. Bowie richiamò Brian Eno, già al suo fianco su Low, e volle anche il chitarrista Robert Fripp dei King Crimson, contattato telefonicamente mentre si trovava a New York.
Fripp, jet lag addosso, incise la sua parte di chitarra per «Beauty and the Beast» in una sola ripresa: un contributo decisivo a quel muro di feedback e distorsione che attraversa gran parte del disco.
Dentro l’album: le tracce principali
Come già in Low, anche qui l’album si divide in due anime nettamente distinte.
Il lato A: canzoni e la title track
Il primo lato raccoglie brani più strutturati, come «Beauty and the Beast» e «Joe the Lion», prima di arrivare alla title track “Heroes”: sei minuti di crescendo continuo, costruiti su un giro di accordi ipnotico e su una voce che sale, sale ancora, fino al grido finale.
Il lato B strumentale
Il secondo lato, invece, è quasi tutto strumentale: «V-2 Schneider», «Sense of Doubt», «Moss Garden» e «Neuköln» (dal nome del quartiere berlinese multietnico) sono veri paesaggi sonori ambient, e si sente forte la mano sperimentale di Eno.
Lo stile musicale
“Heroes” mescola rock, kraut, ambient e avanguardia in un impasto sonoro che, per l’epoca, non aveva eguali. È il disco più “rock” della trilogia berlinese, eppure anche il più audace nell’uso del rumore, del feedback, delle texture elettroniche — merito, non a caso, delle «Oblique Strategies» di Eno, le celebri carte usate in studio per rompere gli schemi compositivi abituali.
Accoglienza critica e classifiche
L’album uscì il 14 ottobre 1977 per la RCA e arrivò fino alla #3 in classifica nel Regno Unito, dove rimase per 26 settimane, mentre negli Stati Uniti si fermò al #35. NME e Melody Maker lo elessero Album dell’Anno, e nel sondaggio Pazz & Jop del Village Voice si piazzò al 21º posto — non male, per un disco così ostico. Anni dopo John Lennon avrebbe dichiarato di puntare, con Double Fantasy, a «realizzare qualcosa di buono quanto ‘Heroes’».
Perché ascoltare ancora oggi “Heroes”
Riascoltarlo oggi significa ricordare che basta un solo giorno, se ne sei davvero consapevole, per cambiare tutto. Il brano è diventato uno degli inni più potenti della musica popolare, ripreso da Philip Glass in una sinfonia orchestrale e reinterpretato da decine di artisti. Bowie stesso, nel 2013, ne riprese la copertina in chiave concettuale per l’album The Next Day — chiudendo, di fatto, un cerchio durato oltre trent’anni.
E chi ha amato la Berlino di Bowie non può perdersi la recensione di Lust for Life di Iggy Pop, registrato nello stesso periodo e nella stessa città, con Bowie al fianco di Iggy in studio.
Domande frequenti
Perché il titolo “Heroes” è tra virgolette?
Bowie scelse le virgolette per sottolineare l’ironia del concetto di eroismo: i protagonisti della canzone non sono eroi veri, ma due persone comuni che vivono un momento di libertà effimera.
Dove fu registrato l’album?
Agli Hansa Tonstudio di Berlino Ovest, a pochissima distanza dal Muro, tra luglio e agosto 1977.
Chi ha suonato la chitarra sulla title track?
Robert Fripp dei King Crimson: registrò le sue parti in pochissime riprese, durante una breve trasferta a Berlino.

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