Master of Puppets dei Metallica: il thrash del 1986

Copertina dell'album Master of Puppets dei Metallica

Recensione —

Nel 1986 i Metallica alzano l’asticella, trasformando rabbia e tecnica in un’opera che ha ridefinito cosa significa essere pesanti. Master of Puppets è considerato ancora oggi uno degli album più influenti nella storia del thrash metal.

Indice

Tracklist

Lato A

  • Battery
  • Master of Puppets
  • The Thing That Should Not Be
  • Welcome Home (Sanitarium)

Lato B

  • Disposable Heroes
  • Leper Messiah
  • Orion
  • Damage, Inc.

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La produzione in Danimarca con Flemming Rasmussen

Registrato tra settembre e dicembre 1985 agli Sweet Silence Studios di Copenaghen con il produttore Flemming Rasmussen, già al lavoro sul precedente Ride the Lightning, l’album fu pubblicato il 3 marzo 1986 per la Elektra Records. Fu l’ultimo disco registrato con il bassista Cliff Burton, la cui firma stilistica è percepibile in ogni angolo della produzione.

Dentro l’album: i temi delle tracce principali

Non a caso non c’è un singolo riempitivo: ogni brano è un colpo secco alla coscienza, un intreccio tra violenza sonora e critica sociale. Il pezzo omonimo è ipnotico, ti tira dentro con i suoi riff infiniti e la sua marcia ossessiva contro la dipendenza e il controllo che essa esercita sulla vita di chi ne è vittima.

«Welcome Home (Sanitarium)» e «The Thing That Should Not Be»

«Welcome Home (Sanitarium)» si ispira al romanzo Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey e alla reclusione forzata in manicomio, mentre «The Thing That Should Not Be» attinge alla mitologia lovecraftiana per costruire un’atmosfera oscura e claustrofobica.

«Disposable Heroes» e «Orion»

«Disposable Heroes» è una feroce critica antimilitarista sulla guerra e sui soldati usati come pedine sacrificabili, mentre la strumentale «Orion» è il momento in cui Cliff Burton può mostrare in pieno la sua maestria compositiva al basso, tra passaggi melodici e armonizzazioni complesse rare nel metal dell’epoca.

Cliff Burton e l’ultimo capitolo insieme

E poi c’è il fantasma di Cliff Burton: il suo basso cupo e melodico attraversa l’album come un presagio. Il 27 settembre 1986, pochi mesi dopo l’uscita del disco, il bassista morì in un incidente durante il tour europeo di supporto all’album. Questo rende Master of Puppets non solo un capolavoro, ma anche un addio: l’ultima testimonianza in studio di uno dei musicisti più influenti della storia dell’heavy metal.

Accoglienza critica e classifiche

L’album raggiunse la #29 della Billboard 200, un risultato notevole per un disco thrash metal privo di supporto radiofonico, ed è stato certificato 8 volte Platino negli Stati Uniti. Nel 2015 è diventato il primo album metal selezionato dalla Library of Congress per la conservazione nel National Recording Registry, un riconoscimento riservato alle opere di rilevanza culturale e storica per gli Stati Uniti.

Perché ascoltare ancora oggi Master of Puppets

Quarant’anni dopo, va detto, Master of Puppets resta il metro di paragone per chiunque voglia capire cosa significhi scrivere thrash metal con ambizione compositiva, senza rinunciare alla furia. È il disco che ha consolidato il genere nel mainstream e ha trasformato i Metallica in una delle band più importanti della storia della musica.

Domande frequenti

Chi ha prodotto Master of Puppets?

Flemming Rasmussen, registrato agli Sweet Silence Studios di Copenaghen tra settembre e dicembre 1985.

Fu l’ultimo album con Cliff Burton?

Sì, il bassista morì il 27 settembre 1986 in un incidente durante il tour europeo di supporto all’album.

Perché Master of Puppets è considerato così importante?

Perché ha consolidato il thrash metal nel mainstream, ed è stato il primo album metal inserito nel National Recording Registry della Library of Congress nel 2015.

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