Recensione —
Il 13 giugno 1983 la Epic Records pubblica Texas Flood, l’album di debutto di Stevie Ray Vaughan and Double Trouble: un disco blues registrato in appena due giorni, senza sovraincisioni, che riporta la chitarra elettrica a un suono grezzo e diretto in un decennio dominato dai sintetizzatori. Questa recensione di Texas Flood nasce dall’ascolto di chi considera ancora oggi quel disco il punto da cui ripartire per capire cosa significhi suonare il blues con urgenza vera, senza filtri.
Indice
- Il contesto: da Montreux al contratto con la Epic
- La registrazione: due giorni allo studio di Jackson Browne
- Analisi del disco brano per brano
- La copertina: il cappello, la Stratocaster, il nome
- L’accoglienza della critica e il successo commerciale
- Perché ascoltare ancora oggi Texas Flood
- Fonti e approfondimenti
- Domande frequenti
Tracklist
Lato A
- Love Struck Baby
- Pride and Joy
- Texas Flood
- Tell Me
- Testify
Lato B
- Rude Mood
- Mary Had a Little Lamb
- Dirty Pool
- I’m Cryin’
- Lenny
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Il contesto: da Montreux al contratto con la Epic
Nel luglio 1982 Stevie Ray Vaughan e i Double Trouble, il trio blues texano formato insieme al bassista Tommy Shannon e al batterista Chris Layton, si esibiscono al Montreux Jazz Festival. Il pubblico svizzero, abituato a un jazz più levigato, accoglie il loro blues elettrico con freddezza, ma tra il pubblico c’è Jackson Browne, che rimane folgorato dalla chitarra di Vaughan e gli offre tre giorni gratuiti nel suo studio di registrazione di Los Angeles.
La band accetta e nel weekend del Ringraziamento del 1982 registra un demo che finisce nelle mani del produttore John H. Hammond, lo stesso talent scout che aveva scoperto Bob Dylan, Aretha Franklin e Bruce Springsteen. Hammond porta il nastro a Greg Geller, responsabile A&R della Epic Records, e il contratto arriva pochi mesi dopo: nel gennaio 1983 la band riceve un anticipo di 65.000 dollari per rimasterizzare quelle stesse registrazioni, che usciranno praticamente invariate come primo album.
La registrazione: due giorni allo studio di Jackson Browne
Le session si svolgono tra il 22 e il 24 novembre 1982 al Down Town Studio di Los Angeles e al Riverside Sound di Austin, con Richard Mullen come ingegnere del suono. Il primo giorno viene speso quasi interamente per montare l’attrezzatura, così l’intero disco viene inciso in appena due giorni, senza un solo overdub: la band suona in cerchio, guardandosi in faccia come dal vivo, in quello che il bassista Tommy Shannon ha descritto come “un grande magazzino con pavimenti in cemento e qualche tappeto buttato lì”.
Mullen adotta un approccio di ripresa minimale, con un solo Shure SM57 per ciascun amplificatore, posizionato a pochi centimetri dal cono. Vaughan suona attraverso due Fender Vibroverb e un Dumbleland Special da 150 watt di proprietà di Browne, con un Ibanez Tube Screamer come unico effetto: è la prima volta che Vaughan usa quell’amplificatore, un dettaglio che contribuirà a definire il suo timbro riconoscibile negli anni successivi. L’album viene poi mixato e masterizzato a New York.
Analisi del disco brano per brano
Il disco si apre con Love Struck Baby, brano scelto anche come singolo con tanto di videoclip trasmesso da MTV, seguito da Pride and Joy, shuffle in stile Texas che diventerà il pezzo più identificato con Vaughan. La title track Texas Flood, cover di un brano blues del 1958 scritto da Larry Davis, rallenta i tempi per lasciare spazio a un assolo lungo e sofferto che resta ancora oggi tra i più citati della sua discografia.
Tra le cover, Tell Me di Howlin’ Wolf e Testify degli Isley Brothers mostrano il debito diretto con il blues e il soul elettrico, mentre Mary Had a Little Lamb di Buddy Guy diventa un pretesto per un ritmo più scattante. Il disco alterna questi omaggi a brani originali come Rude Mood, strumentale a velocità sostenuta, e Dirty Pool, scritto insieme a Doyle Bramhall. Chiude l’album Lenny, ballata strumentale dedicata alla moglie di Vaughan, che mostra un lato più intimo e melodico rispetto al resto del disco.
La copertina: il cappello, la Stratocaster, il nome
L’illustrazione di copertina, firmata dall’artista Brad Holland, ritrae Vaughan con il suo inconfondibile cappello a tesa larga e la Fender Stratocaster stretta al petto, in un dipinto dai toni caldi e sfumati che richiama più la pittura che la fotografia da studio, insolita per un disco blues dei primi anni Ottanta. La fotografia utilizzata per la tray card interna è invece opera di Don Hunstein, storico fotografo della Columbia Records. La direzione artistica porta le firme di John Berg e Allen Weinberg.
L’accoglienza della critica e il successo commerciale
Le recensioni dell’epoca sono in gran parte entusiaste, anche se non mancano le voci critiche. Su AllMusic, Stephen Thomas Erlewine assegna il massimo dei voti e descrive un disco capace di guardare al passato del blues pur cogliendo l’urgenza del presente. Il Los Angeles Times titola la sua recensione parlando di “una torreggiante dimostrazione di abilità bluesistica”, mentre Texas Monthly definisce Vaughan il chitarrista più elettrizzante uscito dal Texas dai tempi di Johnny Winter. Su The Village Voice, Robert Christgau si mostra più tiepido e assegna un voto di B, lamentando che l’attenzione del disco si disperda dopo i brani originali d’apertura.
Sul piano commerciale, Texas Flood raggiunge la posizione numero 38 della Billboard 200 e viene certificato due volte platino negli Stati Uniti, con oltre due milioni di copie vendute, oltre a un disco di platino in Canada e certificazioni d’oro in Francia, Nuova Zelanda e Regno Unito. Nel 2021 l’album entra nella Grammy Hall of Fame per il suo significato storico, e nel 2026 viene selezionato dalla Library of Congress per la conservazione nel National Recording Registry, un riconoscimento riservato alle registrazioni di rilevanza culturale, storica o estetica per il patrimonio sonoro degli Stati Uniti.
Perché ascoltare ancora oggi Texas Flood
Quello che rende Texas Flood un disco ancora capace di colpire è la sua assoluta mancanza di artifici: niente sovraincisioni, niente correzioni, solo tre musicisti che suonano insieme in una stanza per due giorni. È un disco che riporta il blues elettrico al centro della scena in un momento in cui il genere sembrava relegato ai margini, e lo fa senza bisogno di reinventarlo, ma restituendogli semplicemente l’urgenza e la fisicità che gli erano proprie fin dalle origini. A più di quarant’anni dall’uscita, l’assolo della title track resta uno dei momenti più diretti e viscerali mai incisi su un disco blues.
Fonti e approfondimenti
- Scheda completa di Texas Flood su Wikipedia (in inglese)
- Raccolta di recensioni critiche su Album of the Year
Domande frequenti
Quanto tempo ci è voluto per registrare Texas Flood?
L’intero album è stato registrato in appena due giorni, il 22 e il 24 novembre 1982 (il giorno intermedio fu dedicato al montaggio dell’attrezzatura), senza alcuna sovraincisione: la band ha suonato dal vivo in studio come se fosse un concerto.
Chi ha scoperto Stevie Ray Vaughan e come ha ottenuto il contratto discografico?
Il produttore Jackson Browne, dopo averlo ascoltato dal vivo al Montreux Jazz Festival nel 1982, gli offrì l’uso gratuito del suo studio di registrazione. La demo registrata in quell’occasione arrivò al leggendario talent scout John H. Hammond, che lo presentò alla Epic Records, portando alla firma del contratto.
Chi ha disegnato la copertina di Texas Flood?
L’illustrazione di copertina è opera dell’artista Brad Holland, mentre la fotografia della tray card interna porta la firma di Don Hunstein, storico fotografo della Columbia Records.

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