Recensione —
C’è chi ascolta Selling England by the Pound dei Genesis e ci sente una fotografia dell’anima inglese, sospesa tra la memoria antica e l’invasione silenziosa del presente. Uscito nel 1973, per molti resta il capolavoro assoluto della formazione a cinque con Peter Gabriel.
Indice
- Il contesto storico e il concept dell’album
- Produzione e registrazione
- Dentro l’album: le tracce principali
- Lo stile musicale
- Accoglienza critica e classifiche
- Perché ascoltare ancora oggi Selling England by the Pound
- Domande frequenti
Tracklist
Lato A
- Dancing with the Moonlit Knight
- I Know What I Like (In Your Wardrobe)
- Firth of Fifth
- More Fool Me
Lato B
- The Battle of Epping Forest
- After the Ordeal
- The Cinema Show
- Aisle of Plenty
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Il contesto storico e il concept dell’album
Il titolo è preso in prestito da uno slogan del Partito Laburista britannico, e dietro c’è un’idea precisa di Peter Gabriel: raccontare «l’inglese in modo diverso», mettendo la band al riparo dall’accusa, già circolata all’epoca, di essersi «venduta all’America» dopo il successo oltreoceano. Il tema di fondo è il declino della cultura folcloristica inglese e l’avanzata silenziosa dell’americanizzazione: voci che si alzano contro lo sbiadire della tradizione, contro le insegne a stelle e strisce che sembrano divorare l’identità britannica.
Pianoforte, chitarre e sintetizzatori si intrecciano per raccontare Londra, i giardini, i vestiti: oggetti di vita quotidiana che diventano simboli di un mondo in transizione, dove il verde inglese rischia di ridursi a semplice scenografia, un sogno filtrato e già in via di sparizione.
Produzione e registrazione
Le registrazioni si tennero ad agosto 1973 agli Island Studios di Londra; l’album uscì il 5 ottobre dello stesso anno per la Charisma Records, prodotto dalla band insieme all’ingegnere John Burns, già al lavoro sul precedente Foxtrot. La formazione era quella storica, la stessa di quegli anni: Peter Gabriel (voce, flauto, oboe), Tony Banks (tastiere), Steve Hackett (chitarre), Mike Rutherford (basso, chitarre a 12 corde, sitar elettrico) e Phil Collins (batteria, oltre alla voce lead in «More Fool Me»).
C’è un piccolo aneddoto dietro la copertina, un dipinto di Betty Swanwick intitolato The Dream: il dettaglio del tosaerba venne aggiunto in un secondo momento dalla band, come allusione al brano «I Know What I Like», perché l’artista non fece in tempo a realizzare un quadro nuovo su misura.
Dentro l’album: le tracce principali
L’album si compone di otto brani, tutti firmati collettivamente dai cinque membri, e si apre con la solenne «Dancing with the Moonlit Knight»: otto minuti che alternano atmosfere acustiche e crescendo elettrici.
«Firth of Fifth» e la malinconia progressive
In «Firth of Fifth» c’è tanta malinconia, e al centro resta il celebre assolo di chitarra di Steve Hackett, tra i più amati nella storia del progressive rock, incastonato fra un’introduzione di pianoforte quasi classica e un finale corale.
«I Know What I Like (In Your Wardrobe)»
Il brano nasce da un riff scartato durante le session di Foxtrot, giudicato allora «troppo simile ai Beatles»; eppure «I Know What I Like» divenne a sorpresa il primo singolo dei Genesis a entrare in classifica in Gran Bretagna, arrivando alla #21 nel febbraio 1974.
«The Battle of Epping Forest» e «The Cinema Show»
Il lato B si apre con l’epica e teatrale «The Battle of Epping Forest», quasi 12 minuti di narrazione grottesca, e si chiude con «The Cinema Show», uno dei brani più amati dai fan, che sfuma nella breve coda strumentale «Aisle of Plenty», un richiamo circolare al titolo dell’album.
Lo stile musicale
Metti il disco e chiudi gli occhi: emerge subito la maestria compositiva, la narrazione musicata di Peter Gabriel con la sua delicatezza feroce, una band che costruisce un vero paesaggio interiore fatto di dinamiche estreme, passaggi acustici delicati e crescendo sinfonici improvvisi. È il punto di equilibrio perfetto tra l’eccentricità bizzarra di Nursery Cryme e l’intensità più rock di Foxtrot.
Accoglienza critica e classifiche
Alla sua uscita l’album arrivò alla #3 della classifica britannica e alla #4 in Italia, con certificazioni Oro in UK, USA e Francia e doppio Platino in Canada. La critica, sul momento, si divise: il NME lo definì «l’album più avventuroso della band fino a quel momento», mentre altre testate lo trovarono a tratti dispersivo. Con gli anni, però, la rivalutazione è stata pressoché unanime: nel 2012 i lettori di Rolling Stone lo hanno messo al settimo posto tra i migliori album prog rock di sempre, e musicisti come Neil Peart dei Rush lo hanno citato più volte fra i loro dischi preferiti.
Perché ascoltare ancora oggi Selling England by the Pound
A oltre cinquant’anni dall’uscita, Selling England by the Pound resta la prova che il progressive può essere insieme colto e viscerale, intellettuale e profondamente emotivo. È l’ultimo grande capitolo dell’era Gabriel prima della svolta concettuale di The Lamb Lies Down on Broadway, e per chi vuole scoprire il prog rock inglese nella sua forma più pura resta ancora oggi il punto di riferimento.
Domande frequenti
Quando è uscito Selling England by the Pound?
Uscì il 5 ottobre 1973, per la Charisma Records.
Chi ha disegnato la copertina di Selling England by the Pound?
La copertina riprende il dipinto «The Dream» di Betty Swanwick; il dettaglio del tosaerba fu aggiunto su richiesta della band.
Qual è il brano più famoso dell’album?
Probabilmente «I Know What I Like (In Your Wardrobe)», il primo singolo dei Genesis a entrare in classifica in Gran Bretagna, insieme a «Firth of Fifth», nota soprattutto per l’assolo di chitarra.

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